Un amore impossibile: Abelardo ed Eloisa

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Tristano ed Isotta non poteva essere la sola storia di amore impossibile, oltre a quella di Lancillotto e Ginevra, ad essere ricordata dal popolo e ci fu infatti un caso eclatante, circa nel XII secolo, un fatto vero però, storico che coinvolse un insegnante e la sua allieva. Forse fu allora che nacque il mito dell’amore tra docente-alunna, anche se si tratta più facilmente di una leggenda metropolitana moderna più che di qualcosa di medievale e di romantico.

 

Il giovane Abelardo

Abelardo (Pietro Abelardo per la storia) nacque in Francia nel 1079 in Bretagna e fu uno dei maggiori studiosi del periodo medievale per quanto riguarda la filosofia e la teologia. Fu allievo inizialmente di Roscellino [1] considerato eretico per le sue idee e perseguitato dalla Chiesa; e poi di Guglielmo di Champeaux [2], avversario del primo maestro. Questi due maestri ebbero una notevole influenza sulla formazione morale e teologica di Abelardo che gli portarono negli anni successivi della sua vita non pochi guai e si scontrò sia con la Chiesa sia con Bernardo da Chiaravalle.

 

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Lo maestro Abelardo e la giovine Eloisa

 

 

1117, XII secolo, Notre Dame de Paris. Il quasi quarantenne filosofo Abelardo venne incaricato dal suo signore, Fulberto, canonico della cattedrale di Notre Dame perché istruisse la giovane nipote Eloisa. Aimè l’attrazione tra i due fu fatale e si innamorarono di un amore impossibile tanto da essere costretti a sposarsi in segreto. Il loro amore, la loro relazione venne però scoperta e furono divisi e puniti. Abelardo fu evirato e si rifugiò nell’Abbazia di Saint-Denis mentre Eloisa si fece monaca e prese i voti presso il convento benedettino di Saint-Argenteuil. I due non si rividero mai più. Abelardo continuò a predicare però le sue teorie, vicine al nominalismo, ma da esso diverse e ritenute come questo eretiche, tanto che fu costretto a bruciare la sua opera sulla Trinità: De Unitate et Trinitate divina (1121), con le sue stesse mani per salvarsi. Ovviamente questo non fermò le sue idee e si ritirò al Paracleto insieme ai suoi seguaci, e scrisse altre opere che lo portarono però a scontrarsi con Bernardo da Chiaravalle. Ormai vecchio e infermo, fu accolto da Pietro il Venerabile nell’abbazia di Cluny, dove morì nel 1142 (aveva 53 anni). Il suo corpo fu trasferito al Paracleto dove, nel 1164, venne sepolta anche Eloisa. Dal XIX secolo le due salme sono però a Parigi, in un cimitero monumentale.

 

È celebre una frase di Abelardo, tratta da una delle sue opere e che qui vogliamo riportare perché è in sé un riassunto della sua vita:

 

“Non è peccato bramare una donna, ma è peccato dare consenso alla concupiscenza; e non è condannabile la volontà dell’unione carnale, ma il consenso della volontà”.

Scito te ipsum (Conosci te stesso)

 

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I costumi dei personaggi

 

Eloisa indossa un bellissimo abito celeste tempestato di gigli francesi dorati e il suo abito è un modello di tunica abbastanza comune per tutto il Medioevo, eccezion fatta per le maniche le quali non sono né svasate né sono da confondersi con un modello simile comune soprattutto negli ultimi secoli del Medioevo. Il tipo di manica dell’abito di Eloisa cominciamo a vederlo a partire dal tardo XII secolo, ma non era il solo tipo di manica che andava di moda, ce n’era più di uno. È bene precisare che a volte possiamo trovare lo stesso tipo di abito o una certa caratteristica in più periodi della moda medievale, spesso anche lontani tra loro. Fatto salvo qualche eccezione, per esempio: il capello a fata era tipico della fine del Medioevo e lo ritroviamo solo nel XV secolo, mentre le maniche svasate di varie lunghezze e forme sono diffuse un po’ in tutti i periodi della moda medievale, è difficile stabilire quando una determinata moda cominciò o finì; ci furono dei modelli che rimasero quelli per tutto il Medioevo o comunque buona parte di esso. Per esempio, la struttura della tunica sia femminile sia maschile subì dei cambiamenti apprezzabili nella struttura solo verso il XIV secolo quando si diffusero le cothardie e le pellande. Come oggigiorno c’erano i ritorni di tendenza anche se non avevano i giornali quali Glamour o Vogue con tutte le sfilate e tendenze moda del momento; mica tutti si potevano permettere la novità e la stragrande maggioranza della gente, signori nobili compresi, vestiva più secondo le proprie possibilità che la tendenza moda, dunque la novità assoluta della moda era la proverbiale rondine che da sola non fa primavera.

 

 

Tornando all’abito di Eloisa, la manica internamente è foderata con seta bianca. La manica dell’abito lascia intravedere la sottoveste, realizzata con seta dorata che ha maniche molto particolari, con decorazioni nella parte inferiore, realizzate con cuciture o ricami disposti in modo da creare un effetto molto simile alla trapunta moderna. Abbiamo cercato di riprodurre col computer e software grafici la possibile trama.

 

 

Si realizza prima il ricamo su tessuto (il lato esterno), si procede foderando anche la manica interna con seta (solo metà braccio, fino al gomito) e si procede successivamente disegnando, con un gessetto da sarta o un pastello molto chiaro, aiutandoci con una riga, i quadri su cui poi andremo a eseguire le cuciture che creeranno l’effetto “imbottitura”.

 

 

L’orlo della gonna è caratterizzato da una striscia sottile dorata e un motivo ad onde un po’ più largo, realizzabili con lo stesso tessuto della sottoveste in oro.

 

Il mantello di Eloisa, infine è realizzato con velluto verde.

 

 

Abelardo indossa invece una semplice tunica rossa poco decorata sugli orli delle maniche (e probabilmente gli orli del gonnellino della tunica) in stile XII secolo, con un mantello semicircolare scuro allacciato in posizione centrale, sul petto.

 

 

Il tessuto dell’abito di Eloisa è più facilmente reperibile rispetto a tanti altri tessuti che andrebbero invece fatti tessere appositamente, in alternativa ricamati con motivi simili il più possibile.

 

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Fonti

  • Pietro Abelardo, Roscellino e Guglielmo di Champeaux da Enciclopedia Encarta 2009 – Microsoft.
  • Medieval Tailor's Assistant: Making Common Garments 1200-1500 di Sarah Thursfield. Quite Specific Media Group Ltd ed., 2001 – 224 pp.
  • Fashion in medieval France di Sarah-Grace Heller. D. S. Brewer ed., 2007 – 220 pp.
  • Historical costumes of England – From the Eleventh to the Twentieth Century di Nancy Bradfield A.R.C.A. G.G. Harrap & Co. 3rd ed.
  • English costumes. Vol I Early English e II Middle Ages di Dion Clayton Calthrop. A. & C. Black ed. 1878

 

Note

[1] Roscellino, il primo maestro a Loches, di Abelardo è considerato il padre del nominalismo ed egli sosteneva che la Santa Trinità non era una cosa sola, secondo la dottrina cattolica, ma erano tre divinità distinte. Queste idee furono giudicate ereticali dalla Chiesa con il Concilio di Soissons e fu costretto a ritrattare. Fuggì in Inghilterra per salvarsi dalla persecuzione, ma qui per le sue idee si scontrò con Anselmo di Canterbury e fu nuovamente denunciato e alla fine dovette rinunciare alle sue convinzioni per riconciliarsi con la Chiesa.

[2] Guglielmo era avverso alle teorie nominaliste di Roscellino e sosteneva invece la teoria delle identità o realismo, ma si scontrò con Abelardo e fu costretto a ripiegare per idee più moderate, pur mantenendo la propria posizione.

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