Tristano ed Isotta (storia)

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Quale luogo migliore per rappresentare due amanti se non la camera da letto? Tristano ed Isotta, il loro amore è rappresentato nelle pitture murali della camera da letto reale di Ludwig II e si ispira sia alla trama di Wagner, sia alle leggende ed opere medievali tra cui quella di Thomas of Britain (XII sec.) e Gottfried von Strassburg (XIII sec.).

 

 

Figura 1 – La camera da letto di Neuschwanstein, notare il bellissimo letto in stile neogotico e in alto le pitture murali con la storia di Tristano ed Isotta e le scene di vita dei due amanti.

 

Le origini storiche del mito e l’eredità letteraria

Le origini del mito sono celtiche, ma quanto a fonti scritte esse sono talmente numerose e sparse nel mondo, se pur incompiute la maggior parte (a causa della morte degli autori, quasi come se la storia non dovesse essere finita, per celare qualcosa di arcano e segreto) che è difficile stabilire davvero quale sia stata la prima, specie se consideriamo che più andiamo indietro e meno fonti scritte ci sono. Secondo una leggenda, la più antica, un re pitta [1] di nome Drust o Drostan, dal significato di "impetuoso", figlio di Talorc, vissuto in Scozia intorno all'anno 780. Tra l'VIII e il IX secolo, e cioè durante l'epoca carolingia, al nome di questo re fu collegata la leggenda di un eroe il quale avrebbe liberato dal tributo umano un paese lontano, venendo ricompensato con la mano della principessa. Un nome simile, Drystan o Trystan, compare in alcune triadi gallesi: qui l'eroe è amante della regina Essylt, moglie di March (in bretone significa "cavallo") figlio di Meirchiawn. A queste due testimonianze si possono aggiungere altre influenze, questa volta sul piano letterario, riguardo ad un paio di Mabinogion, sempre originarie del Galles, che fanno menzione di Marco e Tristano; un aithed del folklore irlandese poi narra la storia di Gráinne e Diarmaid: Gráinne era moglie del capo clan, e gettò un incantesimo sul nipote Diarmaid per costringerlo a fuggire nei boschi insieme a lei, diventando amanti. Dalla Bretagna invece deriverebbe il motivo della lotta contro il drago, tipico nelle fiabe di tradizione orale. Altri critici hanno identificato un'ulteriore fonte del mito nella leggenda irlandese di Deirdre e Naisi. La versione dell’VIII secolo sarebbe la più veritiera ossia quella di un eroe che libera la Britannia dal tributo umano (schiavi probabilmente) imposto dai nemici. Il tema centrale delle leggende orali era l’adulterio, indipendentemente dalla trama, esse si somigliavano un poco tutte. La prima versione scritta ufficiale ha la trama che noi oggi conosciamo tutti, con quegli stessi personaggi e la paternità è di un certo Béroul, giullare e narratore normanno del XII secolo, scrisse una versione della leggenda di Tristano e Isotta in lingua d'oil di cui si sono conservati parecchi frammenti (circa 3000 versi in totale). La seconda versione che è anche quella a cui si ispirò Gottfried von Strassburg è dello stesso periodo ad opera di tale Tumas de Britanie, noto anche come Thomas of Britain (Tommaso di Britannia) [2]. Chierico letterato, scrisse una versione "cortese" della leggenda di Tristano e Isotta tra il 1172 e il 1175 di cui ci sono rimasti solo frammenti (per un totale di circa 3000 versi). A basarsi sull’opera di Thomas fu Gottfried von Strassburg che a sua volta scrisse una lunghissima opera (oltre 19500 versi) che però rimase incompiuta per morte dell’autore stesso. Unendo i vari frammenti dei vari autori oggi siamo riusciti a ricostruire l’intera storia, anche perché la stesa fu ripresa nei secoli successivi e contemporaneamente da altri autori tra cui Maria di Francia (Lais del caprifoglio) e nel XIII secolo persino uno dei continuatori del Perceval (Gerbert de Montreuil) ed infine nel XV secolo da Malory. Gli autori furono davvero tantissimi e ne ritroviamo alcuni anche nei Paesi nordici legati alla mitologia norrena; mentre le versioni in generale si assomigliavano tutte, raccontando la stessa storia, chi con toni di condanna e chi con toni di giustifica. La storia parla sostanzialmente di due amanti: Tristano (nipote/cavaliere di Marke) che vince per lui la mano della principessa Isotta in alcune versioni, mentre in altre i due si incontrano in quanto lui diventa il mentore di lei, quale premio, dopo aver liberato l’Irlanda celtica da un terribile drago. Il loro amore però non nasce fino a quando non bevono un filtro preparato dalla madre di lei perché la figlia non soffra quando viene data in sposa al re di Tristano, Marke, quindi il loro amore prima non sarebbe esistito. I filtro viene per errore bevuto dai due che si innamorano ed iniziano così una serie di peripezie, un calvario per questi due giovani che subiscono questo amore e questa passione travolgenti; e fanno di tutto per assecondarli. Isotta si è già concessa a Tristano e non può giacere con Marke, che capirebbe così l’inganno, ma si scambia con la sua ancella ancora vergine e le due fanno un nuovo scambio all’alba mentre il re dorme. I due amanti si incontrano di nascosto e consumano il loro amore, lottando al tempo stesso contro i loro nemici e nemici di Marke che fanno di tutto per farli uscire allo scoperto e ferire il re. Quando l’astuzia femminile vince sui primi inganni i nemici di Marke iniziano ad accusare pubblicamente la regina che viene sottoposta all’ordalia, uscendone, se pur menzognera, vincente. In alcune versioni della leggenda i due vengono condannati comunque a morte mentre in altre versioni vengono esiliati. Il romanzo di Gottfried è stato tradotto e studiato anche in lingua italiana da Laura Mancinelli.

 

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I dipinti di Neuschwanstein e i costumi dei personaggi

I dipinti murali della camera da letto del castello di Neuschwanstein riprendono le scene più importanti della saga tristaniana, compresa quella in cui i due bevono il filtro magico che li renderà prigionieri del loro amore impossibile; la scena della fuga nella foresta in cui Isotta è sempre accompagnata da Brangania (la sua ancella) e la morte di Tristano.

 

 

Figura 2 – Il filtro. Durante il viaggio che conduce Isotta in Britannia per sposare Marke di Cornovaglia, a Isotta venne sete e così Tristano per rincuorarla le versa una coppa di vino. Erroneamente egli versa però dalla polla sbagliata, quella che la Regina, madre di Isotta, aveva preparato con un filtro magico, destinato alla figlia la notte di nozze sicché lei bevendola si sarebbe innamorata di Marke, facendone bere anche a lui. Tristano versa anche a sé il contenuto dell’ampolla e bevendo cade sotto l’effetto della magia. Si tratta di una parte della storia che molti oggi ignorano, ma è comune che in molte leggende medievali d’amore, le trame inizino da un amore forzato dalla magia, non naturale. Notare nel dipinto la trama del tessuti dei bordi dell’abito di Isotta, ispirata nel taglio e nelle decorazioni ai modelli altomedievali.

 

Figura 3 – Particolare dell’orlo della tunica di Isotta

 

Figura 4 – Dettagli degli orli dello scollo e delle maniche della tunica.

 

Isotta è raffigurata con abiti semplici se pur stupendi e dai ricami preziosi in stile XI-XII secolo mentre Tristano che in una pittura murale indossa una semplice camicia bianca, nelle altre scene indossa una tunica nota come Houppelande, un soprabito che compare verso la fine del XIV secolo in Europa e consisteva praticamente in un soprabito pesante, foderato internamente e caratterizzato da orli merlati. In italiano il termine si traduce come pellanda. La pellanda era usata sia dagli uomini che dalle donne, in varie forme, ma sempre con le maniche caratterizzate dalla lavorazione dei due tessuti e le merlature. In genere era usato lungo fino ai piedi in ambo i sessi essendo essenzialmente una sopravveste, anche se gli uomini in alcuni casi la portavano corta (fino al ginocchio o cortissima (a livello inguinale). Mentre la cothardie era attillata e stretta, la pellanda era più larga e comoda, sciolta e abbottonata sul davanti, spesso fino all’orlo del collo. Indossata sia con sia senza la cintura in vita, divenne sul finire del XIV secolo l’abito delle classi ricche e nobiliari. Altra caratteristica della pellanda era il collo che divenne via via più grande e aperto negli abiti femminili soprattutto. Erano realizzati esternamente con tessuti pesanti come lane o velluto, panno di lana o damascati e broccati di seta; mentre internamente erano foderati con pelliccia, usata anche nei polsini per gli abiti invernali, o seta. Nella scena finale, la morte di Tristano, egli viene vestito con un’armatura stile XV secolo, completa di tutte le parti tranne quella che copre il volto. Sotto la tunica Tristano indossa un’attillata calzamaglia, tipica del tardo medioevo e in colore blu-verdastro con scarpe realizzate probabilmente in pelle, di forma comune per tutto il Medioevo.

 

Figura 5 – Pellanda maschile dei secoli XIV-XV. Fonte: Medieval tailor’s assistant

 

Figura 6 - Fuga nella foresta. Notare la scollatura dell’abito di Isotta con la sottoveste visibile che copra il seno e il dettaglio dell’orlo della gonna con motivi naturali e vegetali che si ripetono; stessa cosa nell’abito di Brangania. Tristano indossa inoltre una sotto tunica in tinta con la calzamaglia.

 

Figura 7 – Altra scena della fuga nella foresta

 

Figura 8 - Morte di Tristano. L’eroe ha una sorte quasi sempre tragica in ogni versione della leggenda anche se la maggior parte delle fonti concordano sul fatto che morì in battaglia, nel disperato tentativo di aiutare Marke nel sopprimere una ribellione di traditori che stavano aiutando gli Irlandesi ad invadere la Britannia. Notare i due uomini in fondo alla scena, in particolare il berretto del XIV secolo stile Robin Hood, che erroneamente viene messo spesso, nei film, in altre ambientazioni, più antiche.

 

Gli abiti di Isotta abbiamo detto prima sono molto semplici, in stile altomedievale e così anche quelli della sua ancella, Brangania. Isotta indossa nella scena del filtro una tunica semplice di fattura, ma elaboratissima nei ricami, elaborati motivi dorati presenti sia sull’orlo della gonna, chiusi in due sequenze di motivi geometrici, anch’essi dorati; sia sul collo dove gli stessi motivi sono riprodotti specularmente per i due lati e chiusi da due strisce dorate più sottili rispetto a quelle dell’orlo gonna. Inoltre l’abito di Isotta e così anche quello di Brangania sono per struttura tipici di tutto il periodo medievale, con la differenza delle maniche che nell’abito di Brangania sono svasate e decorate agli orli come la gonna. Inoltre gli abiti di Isotta sono decorati solo all’orlo gonna nella maggior parte dei dipinti, ad eccezione della scena del filtro, dove anche i polsi e il collo sono decorati e le scarpe in sintonia con l’abito e di forma comune per tutto il periodo medievale. Sempre nella scena del filtro, Isotta indossa un’elaborata cintura in vita e così anche nelle altre scene, sebbene il motivo in oro cambi leggermente. In generale i colori adottati per l’abito di Isotta sono colori chiari, un bianco-azzurrino (acquamarina) nella scena del filtro e un bianco-beige nelle altre scene. Da notare che scena della fuga nel bosco Isotta indossa un abito molto scollato che mostra la sottoveste sotto. Nella scena della morte di Tristano Isotta è coperta da un mantello di broccato blu foderato con un color acquamarina. Per quanto riguarda i tessuti, sia di Isotta sia di Brangania si può optare per seta lino di medio peso, seta dupion, ma vanno bene anche cady di seta o raso pesante in quanto è fluente e morbido. Il velo si può realizzare con chiffon o georgette di seta bianca, non tulle perché è troppo rigido.

 

Quanto ai copricapi, nessuno dei due protagonisti ne indossa, solo Brangania e i due uomini presenti in fondo alla scena della morte di Tristano. Brangania indossa una cuffia nota anche come fillet che compare a partire dal XII secolo e che si è poi un poco modificata nel periodo successivo. Era caratterizzata da un pezzo rigido e un poco spesso ricoperto di tessuto, leggermente piegato in giù e tenuto saldo al capo da un bendaggio di lino che formava anche un soggolo. La corona ed il soggolo erano indossati sopra ad una retina che raccoglieva i capelli ed era tenuta ferma con delle forcine. Il berretto dell’uomo presente in fondo alla scena della morte di Tristano è un modello presente dal XV secolo, berretto che qualcuno di voi certo ricorderà, è indossato in tutti i film di Robin Hood dal protagonista, anche se del periodo di Robin non ha nulla.

 

Quanto, infine, ai due uomini presenti in fondo alla scena della morte di Tristano, essi indossano uno una pellanda verde con decorazioni agli orli ed un mantello chiuso sulla spalla, in stile XIV secolo. I mantelli in quel periodo erano corti negli uomini (fino all’interno ginocchio o poco sopra), talvolta allacciati su un lato con una piccola fila di bottoni, mentre in epoca altomedievale, specie sotto i Carolingi i mantelli erano lunghi fino ai piedi e legati sulla spalla con lacci o cinture.

 

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La realizzazione dei dettagli

Nel complesso i costumi fanno riferimento quelli femminili all’Alto Medioevo mentre quelli maschili al Basso Medioevo. La realizzazione dei costumi femminili è più facile rispetto a quelli maschili, per la struttura, che nella pellanda richiede la realizzazione e la cucitura in double-face dei tessuti merlati. Quanto a ricami e decorazioni esse sono difficili da realizzare, specie a mano, sia nei modelli maschili sia nei modelli femminili. Occorre prendere le immagini ed ingrandire al massimo la trama delle decorazioni per esportarle poi in un software di editing di immagini come Photoshop e ricalcare il disegno, per poi stamparlo ed applicarlo con le apposite matite da tessuto per il ricamo. Si consiglia l’uso di carta e matita per decalcabili e di fare le prove prima su ritagli di tessuto con il ferro da stiro per verificare l’intensità del tratto. Usare rigorosamente filo da ricamo e aghi sottili per evitare di rovinare la trama, specie se si ricama con il cerchio. Si possono usare punto catenella e punto pieno per la realizzazione dei ricami sia maschili sia femminili anche se l’ideale sarebbe il mezzo punto, consigliato se si scelgono tessuti di lino in quanto la trama è più facile da lavorare.

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Fonti bibliografiche ed immagini

Internet

Libri

  • Tristano, Gottfried von Strassburg a cura di L. Mancinelli. Einaudi ed., 1994 – 503 pp.
  • A Companion to Gottfried von Strassburg’s Tristan, a cura di Y. Will Hasty. Boydell & Brewer Inc. ed., 2003 – 329 pp.
  • Medieval Tailor's Assistant: Making Common Garments 1200-1500 di Sarah Thursfield. Quite Specific Media Group Ltd ed., 2001 – 224 pp.

Note

[1] I Pitti (di incerta origine, forse pre-celtica) erano una confederazione di tribù stanziate, prima ancora della conquista romana, in quella che più tardi diventerà la Scozia orientale e settentrionale, fino al X secolo. Si opposero strenuamente all'invasione di Roma, e per ben tre volte riuscirono a passare il Vallo di Adriano, nel III secolo. I Pitti vivevano a nord dei fiumi Forth e Clyde. Si suppone fossero stati i discendenti dei Caledoni e di altre tribù nominate dagli storici romani o trovate nel planisfero di Tolomeo. La terra dei Pitti, conosciuta anche come Pittavia, gradualmente venne ad assorbire il regno Gaelico di Dál Riata per formare il Regno di Alba. Alba si estese assorbendo il territorio britannico e berniciano e dal XI secolo l'identità pitta viene ad essere descritta con un nuovo termine il quale così definisse questa mescolanza di genti del nord: gli "Scotti". La storia antica della patria dei Pitti è insicura. Nei periodi successivi sono esistiti dei re che hanno governato su regni separati; un re, talvolta due, più o meno dominavano i loro vicini inferiori. De Situ Albanie, un tardo documento, la "Cronaca Pitta" (Pictish Chronicle), il Duan Albanach, insieme a leggende irlandesi, sono stati utilizzati per dimostrare l'esistenza dei sette regni pitti (eptarchia). Possono essere esistiti regni più piccoli. Alcune evidenze suggeriscono che un regno pitto esistesse anche nelle isole Orcadi. Il De Situ Albanie non è il più attendibile fra le fonti, e il numero di regni, uno per ognuno dei sette figli di Cruithne, l'eponimo fondatore dei Pitti, possono avere abbastanza terre da non essere creduti. Per la maggior parte della storia pitta documentata, il regno di Fortriu sembra quello dominante, in modo tale che il Re di Fortriu e il Re dei Pitti possono significare una e la stessa cosa negli annali. Non è però esistito alcun re, storico o leggendario con il nome riportato dalla prima leggenda.

[2] Il frammento che ci è pervenuto ad oggi si stima sia un sesto dell’originale, fu scritto tra il 1155 ed il 1160, possibilmente per Eleonora d'Aquitania, dal momento che l'opera suggerisce stretti legami con la Corte di Enrico II. Al di là di questo, la sua reale paternità è oscura; l’autore lo conosciamo in quanto si sarebbe firmato quale "Thomas" che ha scritto il romanticismo del corno, ma questo non è supportato.

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